domenica 10 ottobre 2021

Cambieranno visi e nomi, seguiranno regni e governi, ma noi saremo sempre qui (cit.)

Un insieme di emozioni contrastanti turbina nelle teste di noi soci di Antigone Marche. Abbiamo ricevuto una generosa donazione del Centro Teatrale Senigalliese, che ci consentirà di svolgere le nostre attività, dentro e fuori del carcere, con maggiore serenità. E' una buona notizia! Il rovescio della medaglia è che questo denaro proviene dall'interruzione del loro lavoro. Un lavoro che, in questi anni, è sempre stato contraddistinto da grande umanità, sensibilità e potenza. Dunque questa buona notizia viene accompagnata anche dalla tristezza e dal forte augurio che questo non sia uno stop definitivo ma solo un modo di prendere la rincorsa per saltare più lungo.

La foto che postiamo fu scattata nel 2015, quando le attrici e gli attori del CTS e della Cantina Rablé entrarono in carcere a Marino del Tronto (AP) mettendo in scena il loro Arlecchino servitore di due padroni: fu un tripudio tra i detenuti. Crediamo che l'arte sia un linguaggio essenziale per aiutarci a comprendere meglio il mondo, a porci domande, a guardarci allo specchio nel modo più onesto possibile, senza sconti. Per questo speriamo che David, Francesca, Filippo e tutt* gli/le altr* possano continuare a parlare dell'Uomo a noi Uomini.
La donazione ricevuta sarà quindi utilizzata in primo luogo per attività culturali di cui renderemo conto passo passo ai professionisti del CTS.
GRAZIE! 



sabato 30 gennaio 2021

Bartolomei e Saccomani i nostri nomi per il ruolo di Garante

GARANTE DEI DIRITTI, LA CONFERENZA INDICA DUE CANDIDATI 

Le associazioni di Volontariato carcerario per la prima volta presentano dei nomi: Maria Rita Bartolomei e Jacopo Saccomani. "Persone indipendenti, preparate sul piano giuridico e da sempre impegnate nel sociale. Il Garante sia libero dai partiti”

È la prima volta che la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia decide di presentare dei nomi per il ruolo di Garante dei diritti della persona della Regione Marche. Si tratta di Maria Rita Bartolomei e Jacopo Saccomani, avvocati, docenti universitari, da sempre impegnati attivamente nel volontariato. "Si tratta di una scelta dettata dalla particolare delicatezza del momento storico e sociale, che riteniamo necessario attraversare con la tutela verso i più deboli garantita da una persona libera e indipendente. Abbiamo invece notato come i nomi circolati per il ruolo di Garante dei Diritti siano quasi tutti riconducibili a un'area politica, quando non si tratti addirittura di persone già candidate o elette con qualche partito", affermano le associazioni. "Ma il Garante è un'Autorità indipendente che avvia istruttorie, scrive chiarimenti, decide, segnala e ha il dovere – se necessario – di mettere l'Amministrazione con le spalle al muro. Per tutto questo, chi ricoprirà questo ruolo non può mancare di indipendenza", spiegano. "Secondo noi è inaccettabile che venga scelto fra i politici, tanto meno fra quelli attivi. Perché il Garante è un sorvegliante del Potere, non ci va a braccetto. Il Garante è indipendente o non è", continuano dalla CRVG. "Siamo convintissimi che sia Maria Rita Bartolomei che Jacopo Saccomani saprebbero calarsi al meglio in questo ruolo di garanzia che ha il dovere di occuparsi di tutte quelle persone, italiane o straniere, che siano sottoposte a discriminazione, che vedano lesi i propri diritti, che non abbiano altra protezione se non questa", sottolineano. "Serve una persona che abbia anche solidissime competenze giuridiche, che sia equidistante ed equilibrata, e che abbia conoscenza del tessuto sociale e del mondo dell'associazionismo che opera sul nostro territorio. Queste sono tutte caratteristiche che per Saccomani e Bartolomei non possono essere messe in discussione. Per questo, data la loro disponibilità a mettersi in gioco, di cui li ringraziamo, sono i nomi che sosteniamo", concludono le associazioni. 

Conferenza Regionale Volontariato Giustizia 

Maria Rita Bartolomei è Dottore di ricerca, avvocato, counselor e insegnante. Ricercatrice indipendente di Antropologia giuridica e culturale, ha svolto numerose ricerche sul campo, in Italia, India e Africa. Già professore a contratto presso le Università di Macerata, Messina e Catania, è autrice di quaranta pubblicazioni scientifiche. 

Jacopo Saccomani è Dottore di ricerca, Avvocato Cassazionista e Professore a contratto di Diritto Penitenziario presso l'Università “Carlo Bo” di Urbino, Autore di numerose pubblicazioni scientifiche nonché esperto del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

domenica 29 novembre 2020

Antigone: “Niente politici: il Garante è indipendente o non è”

Fra pochi giorni la nuova amministrazione regionale nominerà quello che sarà il Garante Regionale dei Diritti della Persona. Come Associazione Antigone Marche vorremmo che fosse una persona libera, imparziale e pronta a denunciare quanto ancora nel nostro sistema detentivo rende inapplicato l'Articolo 27 della Costituzione Italiana. Nelle Marche il Garante è una figura a tutela dei diritti dei più deboli, siano essi minori, detenuti, migranti o chiunque – italiano o straniero – veda un proprio diritto calpestato. Il suo ruolo dunque è estremamente delicato e sarebbe un errore confonderlo con quello di un amministratore, un direttore di servizio o un consigliere regionale. Il Garante dei Diritti della Persona non deve essere niente di tutto questo, perché è molto di più: è un'Autorità indipendente che avvia istruttorie, scrive chiarimenti, scova magagne, sorveglia, decide, segnala e, qualche volta, ha il dovere di mettere l'amministrazione con le spalle al muro. Per tutto questo, chi ricoprirà questo ruolo non può mancare di indipendenza, per cui chiediamo che non venga scelto fra i politici, tanto meno fra quelli attivi. Il Garante è indipendente o non è. Serve una persona che abbia anche solidissime competenze giuridiche, che sia equidistante, sensibile ed equilibrata. Già, l'equilibrio nell'attenzione a tutte le persone più deboli che avranno bisogno del suo aiuto, detenuti inclusi, sarà fondamentale. Proprio perché anche la popolazione carceraria non venga lasciata indietro, l'Associazione Antigone si augura che il percorso che porterà alla scelta del Garante sia pubblico e condiviso con la società civile e con gli operatori che da anni si occupano del mondo detentivo.

lunedì 9 marzo 2020

Coronavirus e carceri: evitare rivolte, estendere telefonate e applicare alternative


Appello dell’associazione Antigone a detenuti, direttori e magistratura di sorveglianza. 
Importante spiegare la situazione, aumentare le chiamate, anche con Skype, e decongestionare gli istituti ampliando la detenzione domiciliare

Un appello ai detenuti a non lasciarsi andare a rivolte violente e a interrompere forme di proteste non pacifiche. Un appello ai direttori delle carceri affinché assicurino maggiori contatti telefonici dei detenuti con i propri familiari. Un appello a direttori e magistrati di sorveglianza affinché più gente possibile possa accedere alle misure alternative. E’ quanto proponiamo come Associazione Antigone in queste ore e giornate di emergenza sanitaria che sta investendo il nostro paese e, drammaticamente,  gli istituti di pena italiani.
Partiamo dai numeri. Sono 61.230 i detenuti presenti negli istituti penitenziari a fronte di una capienza regolamentare di 50.931 (dati del ministero di Giustizia aggiornati al 29 febbraio). Un sovraffollamento sopra al 120%. Nei 6 istituti della nostra regione, si trovano 926 persone su una capienza di 857. Un tasso di sovraffollamento del 108% con le situazioni più stressanti ad Ancona Montacuto, 330 presenti su 256 posti, e a Villa Fastiggi (Pesaro), 238 presenti su 153 posti, unico carcere marchigiano attualmente nella zona arancione. Sovraffollamento significa terza branda e spazi che diventano ancora più angusti e che non possono permettere di tenere una distanza di precauzione di un metro tra le persone.
A una situazione già precaria, quindi, se ne è aggiunta in questi giorni una emergenziale, che ha portato alla chiusura dei colloqui con i familiari (sei ore al mese). Una misura di buon senso, ma che investe gli affetti e che va spiegata e controbilanciata. Per questo, ci appelliamo ai detenuti, affinché non si lascino andare a rivolte violente perché non è questo lo strumento migliore per portare avanti le richieste. Ci appelliamo all’amministrazione penitenziaria, ai direttori, a tutto il personale trattamentale e di custodia, affinché spieghino sezione per sezione cosa sta avvenendo e perché colloqui, permessi e misure sono sospesi. Chiediamo ai direttori di applicare il nuovo decreto legge del governo che prevede l’estensione delle telefonate così da compensare le legittime misure di prevenzione del contagio: aumentandone il numero (che è una a settimana di dieci minuti) e attivando le postazioni Skype. Ci appelliamo infine ai direttori e ai magistrati affinché più gente possibile possa accedere alle misure alternative alla detenzione.
E’ importante decongestionare il sistema penitenziario e l’appello è rivolto a tutti.


martedì 7 maggio 2019

‘Fine pena mai’, lo scrittore Musumeci giovedì a Fano


Alle 21, al Centro Pastorale Diocesano (via Roma 118), l’evento organizzato dall’associazione Antigone Marche e dalla Sala della Pace-Caritas Fano, per la rassegna ‘La Primavera della Legalità’, per riflettere su cosa sia giustizia e sul rischio sempre più forte di cedere alla vendetta

Cos’è e come si vive con una sentenza addosso che recita la formula ‘fine pena mai’ o ’fine pena al 31 dicembre 9.999’? Ha uno scopo di giustizia e quale? Come è possibile considerare conciliabili il principio costituzionale della ‘rieducazione’ del condannato e l’ergastolo ostativo, ovvero quello che non ammette alcun tipo di beneficio? Sono queste e molte altre le domande che si svilupperanno all’incontro, organizzato dall’associazione Antigone Marche e dalla Sala della Pace-Caritas Fano, dal titolo ‘Fine pena mai: giustizia o vendetta?’ e che si terrà giovedì 9 maggio, alle ore 21, a Fano, presso il Centro Pastorale Diocesano, in via Roma 118. A parlare sarà qualcuno che conosce nel profondo il tema, qualcuno che nel 1991 è entrato in carcere con quella sentenza cucita addosso: lo scrittore Carmelo Musumeci. Insieme a lui, Nadia Bizzotto, dell’associazione Papa Giovanni XXIII aiuterà il pubblico a capire meglio cosa significhi scontare una pena da ‘uomo ombra’, come Musumeci ha definito gli ergastolani ostativi, e, soprattutto, a chiedersi che senso abbia. L’iniziativa, che fa parte della rassegna ‘La primavera della legalità’, è resa possibile grazie alla collaborazione di Mondo a Quadretti, Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, Banca del gratuito, associazione Papa Giovanni XXIII e associazione Giustizia e Pace, e vuole offrire un modo per riflettere sul senso comune di fronte alla giustizia, al valore della pena e al desiderio, sempre più sdoganato, di vendetta.
Carmelo Musumeci, entrato in carcere con una licenza elementare, ha oggi due lauree, una in giurisprudenza e l’altra in sociologia, e oltre ad essere scrittore porta avanti una intensa attività di sensibilizzazione nella società. Pochi mesi fa, nel suo blog, ha pubblicato una lettera indirizzata al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. “Il carcere ti lascia la vita, ma ti divora la mente, il cuore, l’anima e gli affetti che fuori ti sono rimasti. E quelli che riescono a sopravvivere, una volta fuori, saranno peggio di quando sono entrati. Non si può educare una persona tenendola all'inferno per decenni senza dirle quando finirà la sua pena. Lasciandola in questa situazione di sospensione e d'inerzia la si distrugge e dopo un simile trattamento anche il peggior assassino si sentirà 'innocente'".

lunedì 16 luglio 2018

Detenuto suicida a Pesaro, Antigone Marche: "Episodio prevedibile"



L'associazione regionale appoggia la richiesta di chiarezza del Garante Nobili. "E' capitato quello che temevamo. Da tempo abbiamo segnalato i problemi delle persone ristrette a Villa Fastiggi che hanno doppia diagnosi e problemi sanitari. Ora, si risolva la situazione"


"Abbiamo visto una persona dimagrire 15 chili in meno di un mese, autolesionarsi ed essere totalmente dissociata dal mondo circostante, eppure venire dichiarata compatibile con il regime penitenziario. Tanto compatibile che in molti erano preoccupati per la situazione e ora, dopo circa un anno di richieste di misure alternative per problemi gravi di salute, si trova nel reparto psichiatrico di un ospedale regionale. Ne abbiamo vista un'altra con disabilità e seri problemi fisici dover rinunciare al diritto a presentarsi al suo processo perché non aiutata nei difficili spostamenti ed essere considerata "noiosa" perché si lamenta della situazione che vive". Queste le parole dell'associazione Antigone Marche alla notizia dell'uomo di 35 anni che si è suicidato all'interno della Casa Circondariale di Villa Fastiggi nei giorni scorsi. "Potremmo andare avanti a lungo con casi simili – prosegue l'associazione - perché ne abbiamo viste tante di persone ristrette a Pesaro che sostengono di non essere assistite e curate adeguatamente. Ma, si sa, sono solo detenuti e, dunque, chi gli può credere? Chi può fidarsi di quello che dicono? Ecco, ora, di fronte a un suicidio, forse qualcuno prenderà sul serio la situazione. Una situazione grave e pesante, non degna di un sistema democratico e civile che comprende nella sua Costituzione l'articolo 27. Quanto avvenuto a Pesaro, che indecentemente abbiamo saputo con giorni di distanza e senza neanche spiegazioni precise, era purtroppo prevedibile. Ci indigna e ci porta con forza a chiedere, ora più che mai, che si faccia chiarezza e che si ponga termine a una situazione sanitaria pesante e deficitaria che denunciamo, inascoltati, da tempo. La Regione e la Sanità regionale in primis dovrebbero risponderne. Bene ha fatto il Garante, quindi, a sollevare la questione e a porre domande. Cosa è successo? Perché persone con problemi psichiatrici o di dipendenze patologiche non hanno un'attenzione maggiore? E, aggiungeremmo noi, siamo davvero sicuri che il miglior sistema sia quello che rinchiude in carcere le persone con problemi psichiatrici e di dipendenza patologica anziché offrire loro sistemi e strutture alternative? Certo, a quanto pare ora il vento del cambiamento parla di nuove carceri e meno misure alternative perché la pena deve essere la pena, magari anche con un po' di dolore fisico. È altrettanto certo che noi ci opporremo sempre a questa logica e continueremo a fare quello che facciamo: entrare in carcere ed evidenziare quello che vediamo. Ad altri, se vogliono umanamente e politicamente, il voler ascoltare".