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venerdì 23 febbraio 2024

Oltre il Limite: il Report 2023 di Antigone Marche

Al Convegno, patrocinato dal Comune e organizzato con ImpAct, i volontari dell’associazione regionale per i diritti e le garanzie nel sistema penale hanno presentato al pubblico storie e racconti di attività in carcere e approfondito la situazione detentiva con i docenti universitari Caraceni e Saccomani





Il 90% delle persone detenute uscirà dal carcere ed è per questo che ci dobbiamo interessare a loro. Dobbiamo chiederci se sia nostro interesse che escano peggiori di come sono entrate e, se partiamo da questo concetto, possiamo affermare che il carcere ha fallito”. Lo ha dichiarato la docente di diritto penitenziario all’Università di Macerata, Lina Caraceni, nel Convegno di ieri pomeriggio a Jesi dato titolo ‘Oltre il limite - La situazione delle carceri marchigiane’ nel corso del quale l’associazione Antigone Marche ha presentato il suo Report 2023. Il carcere è tempo vuoto e spazio pieno, dove le persone non lavorano sul proprio vissuto, non elaborano una nuova vita possibile e nella maggior parte dei casi torneranno a delinquere. Così com’è deprime la dignità delle persone e non conviene a nessuno di noi che sia così. Per il 70% delle persone detenute la privazione della libertà è solo punizione fine a sé stessa, non serve a nulla se non a peggiorare le loro condizioni, tradendo la funzione rieducativa che la Costituzione assegna alla pena: dobbiamo pretendere come cittadini un cambiamento che produca diritti, autonomia e effettiva sicurezza per l'intera società”, ha aggiunto Caraceni all’evento che, organizzato in collaborazione con ImpAct, si è svolto ieri alle 18 nella Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni di Jesi. A prendere la parola, oltre ai volontari di Antigone Marche che hanno illustrato storie e dati sull'attività svolta di volontariato nel 2023, anche all’avvocato e docente dell’Università di Urbino, Jacopo Saccomani, che ha fatto un approfondimento sull’importanza dell’istituzione dei Garanti comunali. 



Nel 2023 i volontari di Antigone Marche hanno tenuto circa 50 Sportelli tutela diritti negli Istituti di Montacuto, Pesaro e Fermo, e svolto 6 visite con l’Osservatorio sulle condizioni di detenzione, una in ciascun istituto. Le situazioni più allarmanti in termini di sovraffollamento sono quelle di Montacuto, Pesaro e Fermo, istituti dove si riscontrano anche problemi strutturali in termini di logoramento degli edifici (in particolare Pesaro e Montacuto) o di carenza di spazi (Fermo). In generale, è allarmante la situazione sanitaria, non solo per l’aumento nel consumo di psicofarmaci e di presenze di persone affette da dipendenze patologiche, ma anche degli atti di autolesionismo e di tentativi di suicidio. Più nello specifico, il Report conta, a fine 2023, nelle sei carceri regionali, 919 persone ristrette a fronte di una capienza regolamentare di 837 posti. Un sovraffollamento di media, dunque, ma che in realtà, non registrandosi in alcuni istituti (Fossombrone, Barcaglione e Ascoli Piceno), diventa ancora più acuto negli altri (a Montacuto c’erano 332 presenti su 257 posti), Pesaro (255 su 153) e Fermo (50 su 43). In generale, in Italia a fine 2023 si registrano circa 10 mila persone in più rispetto alla capienza regolamentare, con un tasso di sovraffollamento al 117% e una crescita di 400 persone al mese, mentre il 33% delle strutture detentive non garantisce lo spazio minimo di 3mq a persona. Oltre a quello del sovraffollamento, c’è il tasso di suicidi, pari allo 0,11%, con 69 persone detenute che l’anno scorso si sono tolte la vita. Se nel Paese avessimo avuto la stessa percentuale, nel 2023 avremmo contato 66 mila suicidi: come la città di Fano e anche qualche paesino in più. Sul fronte sanitario, secondo i dati di Antigone il 13% delle persone detenute ha una diagnosi psichiatrica grave mentre il 38% assume sedativi o ipnotici e il 20% terapie psicofarmacologiche importanti (antipsicotici, antidepressivi, stabilizzatori dell’umore). Il 40% delle persone detenute è affetto da dipendenze patologiche, con un forte aumento rispetto al 30% registrato nel 2022. Per quanto riguarda le tossicodipendenze, i dati elaborati sono per ora quelli del 2022 e dimostrano che, nelle Marche, gli ingressi in carcere dalla libertà sono stati 628 di cui 165 persone con dipendenze. Per il 41% gli oppioidi sono la sostanza primaria, per il 30% cocaina e crack. 

Il Convegno, che ha beneficiato del patrocinio del Comune di Jesi e ha riconosciuto 2 crediti per la formazione continua dell'Ordine degli Avvocati, ha registrato un’ampia risposta del pubblico, con oltre 100 persone che hanno affollato la sala rimanendo anche in piedi per l’esaurimento dei posti a sedere. Presenti il direttore degli Istituti di Montacuto e Barcaglione, Manuela Ceresani, il Comandante dirigente aggiunto a Montacuto, Nicola De Filippis e rappresentanti del Corpo di Polizia Penitenziaria, il responsabile dell’area giuridico-pedagogica della Casa circondariale di Montacuto e della Casa di reclusione di Barcaglione, Francesco Tubiello, e la funzionaria della Casa di reclusione di Fermo, Arianna Zaccheo, il Garante regionale per i diritti della persona, Giancarlo Giulianelli, il presidente del Consiglio Regionale, Dino Latini, attraverso un videomessaggio di saluti istituzionali, il Rettore dell’Università degli Studi di Macerata, John Mc Court, dottoresse dei SerD di Ancona e Jesi, esponenti dell’Ufficio per l’esecuzione penale esterna (Uepe), avvocati e associazioni del territorio come Caritas, Isaia, Amnesty International, Libera, Edizioni Malamente, Extrema Ratio, Arci Jesi-Fabriano e la Conferenza regionale volontariato giustizia, con il neo presidente, Giorgio Magnanelli, in rappresentanza anche della rivista del carcere di Fossombrone, Mondo a Quadretti. 





IL REPORT COMPLETO: Antigone_Report_2023_(DEF)_compressed.pdf


Per Info: marche@associazioneantigone.it




venerdì 1 dicembre 2017

Antigone Marche: "Il carcere di Fermo tra problemi strutturali e apertura"

Sovraffollamento e mancanza di spazi adeguati, i punti deboli. Più interscambio con l'esterno e una sorveglianza dinamica che dà buoni risultati, gli elementi di forza. E' la fotografia dell'istituto penitenziario visitato dall'Osservatorio

Sovraffollamento, carenze strutturali, ma maggiore apertura ad una città che si dimostra a sua volta più accogliente e una sorveglianza dinamica che, nella parte della reclusione, dà riscontri positivi. È la fotografia scattata dalle volontarie dell'Osservatorio di Antigone Marche che, lo scorso 24 novembre, hanno effettuato la visita nella Casa di Reclusione di Fermo.
I detenuti presenti al momento della visita erano 59, quando i posti regolamentari sono 41 (per la capienza regolamentare la fonte è il Ministero di Giustizia: www.giustizia.it). Un tasso di affollamento che nelle settimane passate era addirittura ben più alto, con una popolazione reclusa arrivata a toccare le 73 presenze. Gli spazi ridotti e le geometrie irregolari rappresentano una delle maggiori criticità dell'Istituto in quanto ogni attività della vita quotidiana, dalle attività ricreative alla scuola, dai colloqui con i parenti a quelli con avvocati e magistrati, fino alle visite mediche, risente dei rilevanti limiti strutturali dell'ex convento del fermano adibito a carcere negli anni '30.
Un elemento, questo della carenza di adeguati spazi, che però non è nuovo, purtroppo. Quello che, invece, è cambiato rispetto al passato, assumendo contorni del tutto positivi, è l'apertura più accentuata della struttura al territorio, con una maggiore integrazione tra la comunità ristretta e libera e un buon numero di volontari e corsi all'interno del carcere.
Altro elemento importante da sottolineare, così come emerso dalla visita, è quello relativo alla sorveglianza dinamica, ovvero un approccio basato meno sul controllo continuo e costante della persona reclusa e su una sua maggiore autonomia all'interno della sezione. Applicata per la "sezione reclusione", la sorveglianza dinamica sta dando riscontri positivi ed è, per questo, ormai metabolizzata dagli operatori, mettendo d'accordo sia l'area educativa sia gli operatori della sorveglianza. Diversa, invece, è la situazione delle persone che si trovano nella sezione circondariale che, ad oggi, vista la collocazione delle camere di pernottamento, non fruisce di questo tipo di sorveglianza più aperta.


Jesi, 01 Dicembre 2017

giovedì 21 settembre 2017

Carcere, Antigone Marche: "Una discarica sociale, reinserimento impossibile"

La situazione nelle prigioni regionali tocca livelli preoccupanti: scarse le misure alternative applicate così come il numero di psicologi, educatori e di attività per il cambiamento di vita. Senza contare i problemi sul piano sanitario. Lunedì la visita di Antigone a Montacuto

Sovraffollamento, carenza di personale di polizia penitenziaria, presenza di immigrati, assenza del direttore. Vengono additate queste come le cause dell'inasprimento delle condizioni di vita all'interno della Casa Circondariale di Montacuto e delle rivolte che avrebbero interessato l'istituto nei giorni scorsi. Non la pensa allo stesso modo l'Associazione Antigone Marche che, con la sua attività dell'Osservatorio, visiterà lunedì 25 il carcere di Montacuto e in quella sede cercherà di capire le dinamiche di quanto accaduto.
Alla base, secondo Antigone Marche, non ci sono la carenza di agenti, la presenza di etnie diverse di migranti o l'assenza del direttore che, comunque, viene sostituito da un collega se si trova impossibilitato ad andare in istituto. Bensì altri motivi: la scarsa applicazione di misure alternative e la mancanza di percorsi per il reinserimento sociale. In poche parole, pochi sono gli educatori che seguano le persone ristrette; pochi sono gli psicologi che indirizzino il cambiamento di vita e che possano intercettare il malessere; poche le attività professionalizzanti che trasmettano un mestiere spendibile una volta tornati in libertà. Al contrario, sono tante le categorie sociali che i carceri li riempiono anche perché le loro tasche per pagarsi difese costose sono vuote: migranti, persone in attesa di primo grado e tossicodipendenti. Pochi i posti nelle comunità di recupero e i soldi per i percorsi terapeutici.
Eppure, tutti i numeri dicono che dalle misure alternative è l'intera società a trovare giovamento: risparmio per lo Stato e abbassamento della recidiva. Ma forse è la società che non vuole tutto questo, assillata da un bisogno di sicurezza sociale che neanche i numeri giustificano più, dimostrando al contrario la diminuzione dei reati da alcuni anni ad oggi. E allora, cos'è un carcere, se non una discarica dove mettere tutto quello che politica e istituzioni non riescono ad affrontare?
Su questi temi, Antigone Marche sta lavorando da mesi. Incontrando sia dirigenti sanitari, specialmente i referenti delle dipendenze patologiche, sia i politici regionali, per portare i temi della sanità carceraria e dell'applicazione delle misure alternative all'attenzione del mondo istituzionale regionale più alto. Di tutto questo lavoro silenzioso, Antigone Marche spera di poter dare conto quanto prima. Per ora, va sottolineato un punto: in carcere, sovraffollamento, suicidi, autolesionismo, consumo smodato di psicofarmaci non sono fenomeni naturali, bensì spie di qualcosa che non funziona. Spie di un sistema dove, come ammesso anche da Massimiliano Prestini, Coordinatore nazionale Cgil Polizia penitenziaria, il reinserimento è impossibile.


Jesi, 21 Settembre 2017