giovedì 26 aprile 2018

Oltre il carcere: la giustizia che ripara

Una serata, quella di giovedì 17 maggio all'Auditorium San Rocco di Senigallia, per affrontare il tema della giustizia riparativa. A raccontarci la loro esperienza: Agnese Moro, figlia del Presidente della DC ucciso dalle Br il 9 maggio 1978; Maria Grazia Grena, ex appartenente al gruppo Prima Linea; Padre Guido Bertagna, gesuita e coordinatore degli incontri di giustizia riparativa. 
Un incontro per affrontare un tema di cui poco si conosce, organizzata da Antigone Marche per la Primavera della Legalità. 


martedì 13 febbraio 2018

"Macerata, sta a noi restare umani"

I fatti di Macerata ci hanno toccato profondamente e ci stanno spingendo a pensieri e riflessioni che cerchiamo di sviluppare tra amici o in gruppo. Di seguito, riportiamo le parole di alcuni dei nostri soci e pubblichiamo le foto scattate durante la manifestazione di sabato scorso contro il fascismo e il razzismo da una socia della nostra associazione. 

"Dopo quanto è successo a Macerata, e in particolar modo perché è successo qui, a due passi da casa mia, sento il bisogno forte e urgente di richiamarmi all'antifascismo e ai valori dettati dalla Costituzione italiana. 

La mancata strage di Macerata è indicativa di un malessere sociale che nelle Marche sta crescendo in maniera drammatica e che ormai si sta esprimendo senza alcun senso logico né ogni minima forma di razionalità. Anzi. Negli ultimi anni sta emergendo con sempre più forza e si sta esprimendo con un razzismo fino a poco tempo fa strisciante. L’atto di Traini, infatti, ha sdoganato un sentire troppo diffuso e in molti ritengono che abbia fatto la cosa giusta (apparentemente anche dentro il carcere di Montacuto (An), dove attualmente è rinchiuso, è stato accolto dai detenuti italiani con un applauso).
Mi sento preoccupato per tutta questa violenza. Ci sentiamo preoccupati. E ci interroghiamo. Soprattutto, ci chiediamo se siamo di fronte ad una rottura irreversibile del patto sociale, che potrebbe portare a gravi forme di odio sociale, come si è verificato in altri contesti internazionali dove il fenomeno migratorio è radicato da più tempo. 
Siamo a questo punto? E come ci siamo arrivati? 

La classe politica italiana attuale e degli ultimi venti anni ha certo le sue enormi responsabilità: da un lato non ha ascoltato quanto sostenevano molti tecnici (sociologi, psicologi sociali, politologi, economisti) che, attraverso studi scientifici, hanno dimostrato le conseguenze negative del taglio del welfare, di una politica del lavoro che ha depotenziato i lavoratori e i loro diritti, di una politica industriale lasciata totalmente in mano al mercato; dall'altro non ha imparato dagli errori degli altri Stati dove si sono verificati scontri sociali a causa della pessima gestione del fenomeno migratorio. La classe politica italiana, poi, sta continuando a perdere l’occasione per creare un modello di integrazione autorevole. Anzi, costruisce ex novo e fomenta paure tra la popolazione senza avere le cosiddette 'pezze d'appoggio'. Ha promosso i diversi pacchetti per la sicurezza, e le loro varie declinazioni, con la modalità dei decreti legge quando l'urgenza di farli non c'era perché, semplicemente, i reati in Italia stanno calando da anni. La classe politica è responsabile, perciò, di aver creato un clima di paura ad arte, di aver fatto credere alle persone che sia in corso una invasione mentre i numeri parlano di altro e ci dicono, cioè, che il picco massimo di arrivi di persone è stato di 180mila esseri umani in un anno. 180mila su un Paese di 60milioni. E' l'invasione di un Paese? O è il fallimento di un Paese che, con 60milioni di persone, non è in grado di dare ospitalità degna di questo nome ad altri 180mila esseri umani? In Libano, paese di 4 milioni di persone, non nella ricca e civile Europa, i profughi sono ben 2 milioni. Eppure in Libano non si parla di invasione....

Ma non è tutta qui la responsabilità. Essa è collettiva e ci chiama in causa tutti: dal mondo dell'informazione a quello della scuola, dall'associazionismo al mondo dell'imprenditoria. Ecco perché sentiamo l'urgenza di rifarci all'antifascismo. Perché esso fu profondamente di una parte della popolazione italiana. Se è vero che abbiamo gli anticorpi, ora sta a noi, alla società, metterli in funzione. Sta alla scuola parlare ai ragazzi e portarli nei luoghi in cui la tragedia del nazifascismo si è consumata; sta all'informazione essere onesta e non assecondare la pancia dei cittadini; sta a noi continuare a lavorare per non perdere la rotta e andare alla deriva. 
A Macerata si è toccato un punto che fa paura, con una sparatoria contro persone nere. Si è scavato ancora più in profondità quel punto con politici titubanti che non hanno saputo neanche andare a trovare le vittime prima che tutti ci accorgessimo della loro assenza. Addirittura avevano deciso di chiudere la città e di vietare le manifestazioni antifasciste. E i vertici di moltissime rispettabili realtà hanno assecondato questa decisione. Eppure, le cose sono andate diversamente. Circoli "sediziosi"  di tante associazioni e cittadini comuni hanno deciso di andare comunque a Macerata. E hanno aperto la città. A Macerata si è toccato un fondo, ma a Macerata sono arrivate migliaia e migliaia di persone da tutta Italia in nome di un principio umano, l'antifascismo, che ci lega tutti. E questo ci fa credere che la lotta per mettere da parte la follia cieca e irrazionale e restare umani non è conclusa affatto, perché siamo davvero in tanti a voler restare umani.  
Sta a noi, a tutti noi, restare umani". 









sabato 27 gennaio 2018

“Dignità e Diritti", il progetto nell'Istituto di Ascoli di Croce Rossa e Antigone Marche

Il 5 febbraio 2018, alle ore 9:00, inizierà presso la Casa Circondariale di Ascoli Piceno il Corso “Dignità e Diritti”. Esso rappresenta la prima parte di un più ampio Progetto titolato “La CRI con Antigone”, che vede coinvolti all'interno dell’Istituto penitenziario alcuni volontari di Croce Rossa Italiana, iscritti ai Comitati Locali di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto, in collaborazione con l’Associazione Antigone Marche. Originariamente ideato dalla Consigliera Regionale CRI S.lla Cristina Perozzi, il suddetto Progetto, decisamente innovativo e lungimirante, è stato poi sviluppato da Cristiana Biancucci, Presidente del Comitato Locale CRI di Ascoli Piceno insieme a Maria Rita Bartolomei, Istruttrice DIU e Delegata Area IV per il comitato di San Benedetto del Tronto. La Dott.ssa Lucia Di Feliciantonio, Dirigente Casa Circondariale, ha contribuito a meglio individuare i contenuti e le modalità di svolgimento delle attività suggerite, e si dichiara «entusiasta per l’inedita collaborazione con le Associazioni Regionali di Croce Rossa e di Antigone Marche… i contenuti proposti, inoltre, sono molto interessanti, anche perché mirano a diffondere la conoscenza di norme, principi e valori fondamentali della nostra Costituzione e del sistema giuridico italiano in generale». Ugualmente Fabio Cecconi, Presidente del Comitato Regionale CRI, si dichiara assolutamente soddisfatto, tanto che lo considera «una sorta di “progetto pilota” che, se risulterà utile e salvo eventuali opportuni adeguamenti, potrà essere adottato anche da altri Comitati Locali». Dal canto suo Giulia Torbidoni, Presidente di Antigone Marche, apprezza le attività che i volontari CRI andranno a svolgere e auspica vivamente che sia solo l’inizio di una lunga cooperazione da estendersi a diversi istituti di pena. Maria Rita Bartolomei, attualmente referente del Progetto sia per la Croce Rossa Regionale che per Antigone Marche specifica che l’intento delle attività proposte è altamente educativo e socio-culturale, sia per i detenuti che per i Volontari: «rompere le barriere materiali e simboliche che separano gli uni dagli altri rappresenta un’indubbia opportunità di crescita e di cambiamento per entrambi».

martedì 19 dicembre 2017

Convocazione dell'Assemblea regionale di Antigone Marche

Mercoledì 27 dicembre 2017, dalle ore 16.30, si terrà a Sirolo l'assemblea regionale dei soci e del direttivo dell'associazione Antigone Marche.
Tutti, membri e simpatizzanti, sono invitati a partecipare...soprattutto muniti di pandori, panettoni e cioccolate varie! 


venerdì 1 dicembre 2017

Antigone Marche: "Il carcere di Fermo tra problemi strutturali e apertura"

Sovraffollamento e mancanza di spazi adeguati, i punti deboli. Più interscambio con l'esterno e una sorveglianza dinamica che dà buoni risultati, gli elementi di forza. E' la fotografia dell'istituto penitenziario visitato dall'Osservatorio

Sovraffollamento, carenze strutturali, ma maggiore apertura ad una città che si dimostra a sua volta più accogliente e una sorveglianza dinamica che, nella parte della reclusione, dà riscontri positivi. È la fotografia scattata dalle volontarie dell'Osservatorio di Antigone Marche che, lo scorso 24 novembre, hanno effettuato la visita nella Casa di Reclusione di Fermo.
I detenuti presenti al momento della visita erano 59, quando i posti regolamentari sono 41 (per la capienza regolamentare la fonte è il Ministero di Giustizia: www.giustizia.it). Un tasso di affollamento che nelle settimane passate era addirittura ben più alto, con una popolazione reclusa arrivata a toccare le 73 presenze. Gli spazi ridotti e le geometrie irregolari rappresentano una delle maggiori criticità dell'Istituto in quanto ogni attività della vita quotidiana, dalle attività ricreative alla scuola, dai colloqui con i parenti a quelli con avvocati e magistrati, fino alle visite mediche, risente dei rilevanti limiti strutturali dell'ex convento del fermano adibito a carcere negli anni '30.
Un elemento, questo della carenza di adeguati spazi, che però non è nuovo, purtroppo. Quello che, invece, è cambiato rispetto al passato, assumendo contorni del tutto positivi, è l'apertura più accentuata della struttura al territorio, con una maggiore integrazione tra la comunità ristretta e libera e un buon numero di volontari e corsi all'interno del carcere.
Altro elemento importante da sottolineare, così come emerso dalla visita, è quello relativo alla sorveglianza dinamica, ovvero un approccio basato meno sul controllo continuo e costante della persona reclusa e su una sua maggiore autonomia all'interno della sezione. Applicata per la "sezione reclusione", la sorveglianza dinamica sta dando riscontri positivi ed è, per questo, ormai metabolizzata dagli operatori, mettendo d'accordo sia l'area educativa sia gli operatori della sorveglianza. Diversa, invece, è la situazione delle persone che si trovano nella sezione circondariale che, ad oggi, vista la collocazione delle camere di pernottamento, non fruisce di questo tipo di sorveglianza più aperta.


Jesi, 01 Dicembre 2017

giovedì 23 novembre 2017

Carcere, Antigone Marche va a Fermo

L'attività dell'Osservatorio sulle condizioni degli istituti di detenzione regionali fissa la tappa di venerdì con la visita nella Casa di Reclusione del capoluogo di provincia. Obiettivo: incontrare direttrice, comandante, personale civile, militare e sanitario, e scattare la fotografia della situazione

Entrare negli istituti penali, osservarli e descriverli, parlare con tutto il personale a disposizione, dal direttore al comandante, dagli educatori ai sanitari. Si tratta dell'Osservatorio sulle condizioni di detenzione ed è una delle attività portanti dell'Associazione Antigone Marche che, il prossimo venerdì, 24 Novembre, entrerà con i suoi volontari autorizzati nella Casa di Reclusione di Fermo.
L'ultima visita alla struttura, ex convento del 1600 adibita a carcere negli anni '30 del secolo scorso, risale a due anni fa, precisamente al 17 agosto 2015. L'edificio, dome riportato nella scheda compilata dai volontari appena terminata la visita, si presentava come "un istituto piccolo con un numero limitato di detenuti, strutturalmente ben conservato. Questo permette un controllo migliore sulle problematiche dei detenuti, ma d'altra parte le dimensioni dell'istituto non permettono lo svolgimento di attività a causa dell'assenza di spazi adeguati. Oltre alle carenze logistiche, l'amministrazione riscontra un atteggiamento della comunità esterna restio e distaccato, così da rendere difficile l'instaurazione di una rete con il mondo esterno". Nell'istituto retto dalla Dott.ssa Eleonora Consoli, per i 69 detenuti presenti all'epoca (con una capienza regolamentare di 76), vi erano un vicecomandante, due vicecommissari, tre ispettori, cinque sovraintendenti e trentadue agenti assegnati. Un educatore, due assistenti sociali e circa trenta volontari. Negli ultimi tre anni, dal 2012 al 2015, si erano riscontrati venti casi critici, tra autolesionismo, rivolte e scioperi della fame, un tentativo di suicidio e un suicidio avvenuto durante un permesso premio. I detenuti tossicodipendenti erano trenta, di cui uno sieropositivo, che presentavano, in diversi casi, anche patologie psichiatrice. Per quanto riguarda i progetti, invece, veniva offerto un corso di alfabetizzazione, uno di licenza media, dei moduli di informatica e di inglese, e un corso per pizzaioli.
Questo, in breve, il sunto della visita di due anni fa che è possibile ritrovare anche sul sito dell'Associazione Antigone. Venerdì, un nuovo incontro e un'altra fotografia che verrà scattata. Nel corso del 2017, i volontari dell'Osservatorio di Antigone Marche, autorizzati dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP), hanno visitato gli istituti di Pesaro, Fossombrone e Montacuto.


Jesi, 22 Novembre 2017